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Il fascino estetico del naturale paesaggio lunigianese non può non addensare nella memoria, anche del più insensibile animo di un viaggiatore occasionale, impressione di un organico connubio con l'ambiente naturale nel quale ci troviamo felicemente situati. La ridente e lussureggiante posizione geografica, così luminosa, ai piedi dell'Appennino, ingloba ed accoglie quasi tra materne braccia, un paese meteora del Medioevo, il quale desta improvviso un forte interesse per i suoi reconditi retaggi di una storia realmente vissuta ed ancora oggi così tanto presente: Bagnone. Sovrastato dall'archetipo sigillo dell'antico castello e dall'attiguo suo borgo chiamato Gutula, Bagnone, già feudo dei Malaspina, ricevuto con il trattato del 1471 in accomandigia della Repubblica Fiorentina, si snoda in senso discendente prendendo quasi origine da Piazza Roma, già Piazza d'Armi e in seguito Piazza di Sotto, ma più notoriamente conosciuta nel comprensorio come Piazza del Mercato. Il tessuto urbanistico della Piazza è andato via via delineandosi a partire dagli arbori del '600 quando, verso il lato sud, fu costruita una muraglia con due porte e relative torri di difesa: Porta Fiorentina che immetteva nella attuale strada della Piallastra per proseguire in direzione di Sarzana e Porta Parma che immetteva nell'attuale strada per Nezzana. Qualche anno dopo, ma sempre nella prima metà del XVII secolo, inizia l'edificazione degli immobili che si trovano alla sinistra della via che unisce Piazza San Rocco con la Piazza denominata allora Piazza d'Armi. Le abitazioni erano propietà di antiche famiglie bagnonesi, quali i Querni, i Bicchierai, i Manzi ed i Bertozzi. Verso nord si affacciava già la casa degli eredi di Carlo Ferri, la quale chiudeva il Borgo principale ed inglobava Porta del Castagno. Tale abitazione fu, nel 1826, demolita per permettere il prolungamento del Borgo. Nel '700 Piazza d'Armi divenne Piazza di Sotto, dal nome del frantoio denominato Mulino di sotto e situato ai piedi dell'omonimo ponte fuori dalla Porta Fiorentina. Le dimensioni della Piazza erano comunque circa la metà di quelle attuali perché un muro, che racchiudeva l'orto di propietà della più antica famiglia bagnonese, i Raffaelli, la delimitava sul lato destro. L'abbattimento di tale muro ebbe luogo in epoca fascista in modo a dir poco misterioso. Una notte, infatti, qualcuno ricorda ancora di essere stato risvegliato da un forte boato e di avere intravisto due individui, mai identificati, fuggire. Il mattino successivo tutti poterono leggere la scritta"Preludio", lasciata dai due sulle rovine. Questo avvenimento convinse la famiglia Raffaelli, nella figura dell'ingegnere Paolo, da sempre reticente nel concedere il permesso per l'ampliamento della Piazza, a capitolare. A tal proposito può essere significativo ricordare che l'ingegnere Paolo Raffaelli fu l'ultimo sindaco di Bagnone, appartenete al partito popolare di Don Luigi Sturzo (pochissimi sanno che fu l'ultimo d'Italia), e rimase in carica fino al 1924, data in cui venne nominato un Podestà. Negli anni successivi, quindi, la Piazza assunse l'aspetto attuale e fu arricchita da un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, anche ad opera del senatore Ferdinando Quartieri, insigne figura bagnonese che molto operò per il bene dei suoi concittadini i quali, nel 1940, fecero erigere un busto in suo onore nella stessa Piazza. La storia di Bagnone è stettamente legata a quella del suo mercato che, come ci illustra Antonio da Faye nella sua cronaca quattrocentesca, era già uno dei più fiorenti della Lunigiana e si teneva il lunedì lungo il Borgo nelle numerose botteghe e sotto gli archivolti. Con il passare del tempo si estese poi verso la piazza in questione. Oggi piazza Roma non è più la sede del mercato, esigenze dei cittadini e degli ambulanti fanno si che fosse spostato altrove, ma essa rimane pur sempre il salotto della città. Costituisce infatti la meta preferita per i giovani ed anziani che vi si trovano per parlare di sport, di lavoro, di ragazze o semplicemente per fare una partita a carte davanti ad un bicchiere di vino di Orturano o di Mochignano, seduti ai tavolini di numerosi caffè, alcuni dei quali vantano antiche tradizioni. Nelle sere d'estate, con l'arrivo dei Barsan, la Piazza si anima di nuova vita ed il Castello illuminato la quarda da lassù, severo testimone senza tempo.
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